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Storia della Val Badia

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mistiers_034_hans_pescollerÈ cosa certa che la Val Badia era già abitata in tempi preistorici, anche se non in modo permanente. Infatti, i reperti rinvenuti al Passo delle Erbe e all’Alpe Pozes e risalenti a un periodo fra il 7000 e il 5000 a. C. dimostrano che questo territorio era già allora frequentato dall’uomo, per lo meno durante il periodo estivo.

In base a quello che sostengono gli archeologi, si può presumere che a partire dall’Età del Bronzo ci fossero già insediamenti permanenti in Val Badia, anche se questi erano solo di scarsa entità.

Nell’anno 15 a.C. il nostro territorio entrò nella storia in seguito alla conquista delle Alpi da parte dell’esercito di Roma: la nostra regione divenne così parte dell’Impero Romano. Il latino dei nuovi signori si impose sugli idiomi locali e nacque il ladino, lingua neolatina parlata ancora oggi nelle valli dolomitiche intorno al gruppo del Sella.
Ben poco sappiamo circa la storia di queste valli nei primi secoli del Medioevo. Nella Val Badia, subito dopo il 1000 d.C. ci fu un cambio dei proprietari terrieri. Verso il 1030 il conte della Pusteria Volkhold donò la parte della Val Badia che si trova a destra del fiume Gadera che la attraversa – vale a dire Marebbe, La Valle, San Leonardo, San Cassiano, La Villa e Corvara – al convento delle monache Benedettine di Castel Badia (che si trova nei pressi di San Lorenzo di Sebato). La parte che si trova a sinistra del fiume Gadera, cioè l’odierno territorio comunale di San Martino in Badia (S. Martino con Piccolino e Jù, Longiarù ed Antermoia) nonché la località di Rina, venne concessa dall’Imperatore Corrado II al vescovo di Bressanone (1027).
Queste condizioni della proprietà fondiaria rimasero invariate per circa 800 anni. Solo in seguito alla sospensione del convento di Castel Badia, decretata dall’imperatore Giuseppe II (1785), e con la secolarizzazione del principato vescovile di Bressanone (1803) la popolazione della nostra valle venne a dipendere direttamente dallo Stato.

La Prima Guerra mondiale ha causato lutti e distruzioni particolarmente gravi nelle valli ladine dolomitiche (Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo e Ampezzo). Difatti la linea del fronte attraversava il territorio ladino toccando anche il lembo meridionale della Val Badia.
Con l‘annessione del Sudtirolo all’Italia nel 1918 anche le valli ladine divennero parte dello Stato Italiano. Negli anni 20 le valli ladine furono in un primo momento (1923) suddivise in due, più tardi (1927) in tre province – Trento, Belluno e Bolzano – in base ad un provvedimento politico voluto dal regime fascista a danno della coesione e dell‘unità del gruppo linguistico ladino.
Nel trattato di Parigi (1946), firmato dall’Italia e dall’Austria, il gruppo linguistico ladino non venne nemmeno menzionato. Nello Statuto d’Autonomia del 1948 vennero ricordati brevemente i Ladini delle province di Bolzano e di Trento. Soltanto nel 1972 con il cosiddetto ”Pacchetto” (legislativo) si crearono le premesse necessarie per una tutela del gruppo etnico-linguistico ladino.Purtroppo però la tutela riguarda tuttoggi solamente i Ladini della Provincia di Bolzano e in maniera ridotta quelli della Provincia di Trento, mentre i Ladini che vivono nella Provincia di Belluno (Regione Veneto) non possono usufruire dei benefici del Pacchetto, valido solo per la Regione Trentino–Alto Adige.





 

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