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La Val Badia è una delle quattro valli ladine dolomitiche disposte a raggiera intorno al massiccio del Sella. Dal punto di vista geologico presenta una conformazione particolare e oltre alla valle principale ci sono delle valli laterali come quella di Longiarù, quella di Marebbe e quella di La Valle. Soprattutto in queste valli laterali, sui pendii esposti al sole, si incontrano piccoli agglomerati, chiamati ”viles” in ladino, che conferiscono un impronta particolare alla tradizionale struttura insediativa della Val Badia. Diversi masi sono raccolti intorno alla piazzetta della ”vila”, in cui si trovano una fontana ed un forno comune. Senso di comunione, bisogno di protezione ed infine un uso parsimonioso dello scarso terreno coltivabile sono le probabili ragioni per cui si è sviluppato questo modello di insediamento, che forse è il più originario delle Alpi. Fino alla costruzione della strada di fondovalle (1892), la Val Badia si reggeva su una stretta economia di autoconsumo, la cui unica risorsa materiale ed economica era rappresentata dal terreno disponibile. Agricoltura (orzo, avena, segala, grano, fave, lino e canapa) e allevamento del bestiame dovevano essere compresenti in un rapporto bilanciato e formare un circolo chiuso: questa era ”l‘eterna terra contadina”. Tale sistema, che da quanto risulta dagli urbari si era già affermato fin dall‘alto Medioevo, contribuì a garantire la sopravvivenza delle comunità ladine fino al XX secolo. Altrettanto immutata è rimasta l’architettura rurale, che fece uso per secoli di materiali da costruzione reperibili in loco, quali la pietra ed il legno. Caratteristica è la forma a fungo delle case. La cantina ed il primo piano (la cucina e la stube) sono costituiti dal volume in muratura tinteggiato di bianco. Il settore delle camere da letto e del solaio è costruito in legno, circondato da un balcone aggettante (in ladino sorà), che corre lungo più lati del perimetro ed è concepito per mettere a seccare le derrate. Un altro elemento caratteristico, che conclude armoniosamente il modello insediativo delle viles, è il tetto dei masi, a due falde poco pendenti in scandole di legno. Sorprendentemente, il sensazionale sviluppo economico degli ultimi decenni non ha prodotto mutamenti di rilievo nelle viles. Non lontano dai centri sciistici del fondovalle, sui ripidi pendii, si è conservato invece un pezzetto di Medioevo, in cui gli anziani continuano a dedicarsi ad attività arcaiche. Programmi di salvaguardia e di promozione delle viles della Val Badia dovrebbero premettere una serie di oculati interventi di adattamento alle mutate condizioni socioeconomiche.
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